L’art. 7-quinquies del D.L. 193/2016 ha introdotto una norma di interpretazione autentica in materia
di determinazione del reddito dei lavoratori dipendenti che svolgono occasionalmente o
abitualmente la loro attività fuori dalla sede di lavoro (cd. ipotesi di trasferta o di trasfertista).

Il regime fiscale e contributivo delle trasferte e dei trasfertisti
In primo luogo va richiamato il differente regime fiscale e contributivo che si applica alle fattispecie
in esame e disciplinato dall’art. 51, commi 5 e 6 TUIR.
In caso di trasferta fuori del territorio comunale si prevede la completa esenzione fiscale e
previdenziale delle relative indennità entro i limiti di 46,48 euro giornaliere, per trasferta in Italia, e
di 77,47 euro giornaliere per trasferte all’estero (art. 51 comma 5 TUIR).
Nessuna esenzione è prevista invece, nel caso in cui il lavoratore svolga la sua attività fuori dalla
sede di lavoro abituale ma all’interno del comune di riferimento.
Diverso trattamento è riconosciuto, invece, alle indennità corrisposte per il trasfertismo in quanto
formano base imponibile ai fini fiscali e previdenziali nella misura del 50% del loro ammontare (art.
51 comma 6 TUIR).

In tutti i casi di prestazione di lavoro svolta per sua natura in luoghi sempre diversi e quindi
caratterizzata da una certa variabilità strutturale, ad esempio attività prestata da INSTALLATORI
DEL SETTORE METALMECCANICO, OPERAI EDILI e AUTOTRASPORTATORI, non può
applicarsi il regime fiscale della trasferta, bensì quello previsto per il trasfertismo.

I lavoratori rientranti nella disciplina ivi stabilita sono quelli per i quali sussistono contestualmente
le seguenti condizioni:
a) mancata indicazione nel contratto e/o lettera di assunzione della sede di lavoro;
b) svolgimento di un’attività lavorativa che richiede la continua mobilità del dipendente;
c) corresponsione al dipendente di un’indennità o maggiorazione di retribuzione in misura
fissa, attribuite senza distinguere se il dipendente si è effettivamente recato in trasferta e
dove la stessa si è svolta.

Ove non siano presenti contestualmente dette condizioni è comunque riconosciuto il diverso
trattamento previsto per le indennità di trasferta, le quali concorrono parzialmente alla formazione
dell’imponibile IRPEF ai sensi dell’art.51, comma 5 TUIR.

Trattandosi di interpretazione autentica, la norma incide su procedimenti ispettivi, amministrativi e
giudiziali in corso ove, per effetto di una interpretazione giurisprudenziale anche della Cassazione,
fatta propria dagli organi di vigilanza dell’INPS e del Ministero del Lavoro, molte indennità e
compensi economici dati a titolo di trasferta, sono stati ricondotti a “trasfertismo” con una incidenza
contributiva e previdenziale pari al 50%.
Ora, ciò sarà possibile soltanto con la presenza contestuale delle 3 condizioni sopra descritte ai
punti a, b, c.

Lo Studio rimane a disposizione per qualsiasi chiarimento e per fornire ogni supporto necessario
all’analisi delle singole posizioni.

Cordialmente.

UCS-CEA